Come finanziare gli investimenti necessari allo sviluppo dell’azienda?

In numerose occasioni l’imprenditore si trova di fronte ad un bivio: investire per far crescere la propria azienda o arrendersi alle difficoltà e lasciare le cose come stanno, rischiando, alla lunga, che ciò determini un calo della competitività dell’azienda.

 

Oggigiorno diventa sempre più difficile ottenere credito presso gli istituti finanziari per perseguire la strada dello sviluppo, spesso anche a causa delle crisi che questi ultimi stanno vivendo, ma esistono sul mercato due alternative al finanziamento bancario di cui vi vogliamo parlare oggi, a portata di mano anche delle piccole e soprattutto delle medie imprese: l’emissione di mini-bond e la ricerca di un socio di minoranza interessato ad un ingresso in aumento di capitale o misto (acquisto ed aumento di capitale).

Si tratta di due alternative molto diverse, ma da prendere entrambe in considerazione, perché sono entrambe una soluzione al problema del reperimento di capitale per lo sviluppo, da esaminare  caso per caso.

Vediamo brevemente quali sono i pro ed i contro di ciascuna di queste soluzioni, riservando alle prossime newsletter eventuali approfondimenti in merito ai requisiti ed alla fiscalità.

L’emissione di un mini-bond consente di raccogliere finanza ad un costo medio solitamente pari o superiore al 5%, in funzione dello stato di salute dell’azienda e del giudizio che viene dato del piano di investimento e sviluppo. Si tratta di un costo superiore a quello bancario che determina un appesantimento del conto economico, ed un impegno finanziario (il capitale va rimborsato mediamente su di un periodo di circa 6 anni). Il rischio é interamente a carico dell’imprenditore.

L’ingresso di un socio di minoranza consente invece all’imprenditore sia  di raccogliere il capitale necessario per il piano di investimenti senza appesantire il conto economico e senza contrarre nuovi impegni finanziari, sia di monetizzare in parte il frutto di anni di lavoro, nell’ipotesi di un ingresso di tipo “misto”. Chiaramente la contropartita é la rinuncia a parte dell’azienda, degli utili relativi, e del valore che in futuro verrà realizzato. Si tratta di una soluzione di maggiore complessità, in cui é solitamente necessario stabilire a priori la modalità di una eventuale uscita dell’investitore, o di un suo eventuale incremento di quota, e definire un’adeguata corporate governance. Ciononostante, soprattutto nel caso di interessanti sinergie, di natura commerciale, industriale o finanziario, può rappresentare una soluzione più valida dell’emissione di nuovo debito.

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